Training Assertivo

Questo spazio è dedicato all’assertività e più in generale al concetto di  “stile comunicativo”. Perché è davvero così importante essere consapevoli della modalità con cui comunichiamo con gli altri e  perché è importante curare al meglio il nostro stile comunicativo?

Ceccarelli Francesca Psicologa a Carbognano

Inizierò col definire il concetto di stile comunicativo. Per stile comunicativo si intende l’insieme di comportamenti posti in essere durante una qualunque comunicazione interpersonale, sia utilizzando la comunicazione verbale che quella non verbale. In modo particolare ti invito a focalizzare la tua attenzione a quelle forme di comunicazione in cui l’oggetto della tua comunicazione sono i tuoi desideri, i tuoi bisogni, le tue necessità, i tuoi diritti.  Solitamente si fa riferimento a tre Stili Comunicativi (Aggressivo, Passivo, Assertivo).

L’assertività è…

L’assertività è la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni, senza prevaricare né essere prevaricati, mantenendo il totale rispetto nei confronti dell’interlocutore e utilizzando la negoziazione come strumento principale per affrontare e risolvere i conflitti interpersonali nei quali ci si potrà trovare.

Fai attenzione ad alcuni temi fondanti il concetto di assertività. Vediamoli insieme, così da non prendere fischi per fiaschi.

  • L’assertività è una abilità e non una caratteristica fissa (temperamentale) dell’individuo. È una abilità dominio-dipendente. Questo vuol dire che può essere assertivo/a in ambito famigliare e passivo/a magari al lavoro con il tuo capo. È raro essere passivi o aggressivi o assertivi sempre in tutti gli ambiti della vita… è anche è vero che il cosiddetto carattere può influire sul nostro stile comunicativo prevalente, è tuttavia da evitare il considerare in toto una persona assertiva o non assertiva.
  • Il cuore dell’assertività è costituito dal rapporto io e l’altro. La caratteristica principale dell’assertività è mettere in atto un comportamento che tuteli i bisogni di chi sta comunicando (IO) senza però schiacciare i bisogni dell’altro (l’ALTRO); si sceglie quindi quel comportamento, e non un altro, tenendo presente la tutela del mio scopo e contemporaneamente il punto di vista dell’altro soprattutto in termini delle conseguenze del mio comportamento sull’altro e sulla relazione con l’altro. In alcuni casi posso decidere di non mettere in atto il comportamento che tutela i miei interessi, se questo comportamento mette a rischio la relazione.  È per questo motivo che ogni training di addestramento all’assertività deve necessariamente insegnare a tenere conto dei bisogni dell’altro.
  • Altro caposaldo dell’assertività è la libera scelta. Il comportamento assertivo è libero da emozioni prepotenti in grado dicondizionare il comportamento stesso. Facciamo un esempio: il senso di colpa. Ad esempio un conto è decidere di non fare quella azione per tutelare il desiderio dell’altro (per esempio di andare al cinema) e un altro è perché se non lo faccio poi mi sento in colpa. Ma si possono fare tanti esempi come la rabbia, ansia ecc..
  • Altro punto fondamentale è costituito dai falsi miti sull’assertività.  È bene  sfatare i falsi miti sull’assertività. Diventare assertivi non è diventare aggressivi o egoisti. Anzi, come abbiamo accennato, ogni training di addestramento all’assertività deve necessariamente insegnare a tenere conto dei bisogni dell’altro. Certo che le persone che circondano il soggetto con stile passivo noteranno un aumento della assertività e questo tenderà a rompere i vecchi equilibri relazionali (effetto iatrogeno atteso), ma questo avvantaggerà poi la qualità della relazione. Quindi come vedremo successivamente i vantaggi dell’adottare uno stile di comunicazione assertivo, superano di gran lunga i rischi e i costi. Altro mito da sfatare è la credenza molto diffusa nei soggetti passivi che è quella di essere molto sensibili alle esigenze dell’altro e non alle proprie. Spesso questo non è vero e con la passività si tutela un qualche scopo personale e non ci si muove in funzione del favore altrui. Ad es. se dico di no alla mia fidanzata, questa mi lascerà.  È per questo che una parte dell’addestramento all’assertività viene dedicata ad esplicitare queste credenze in modo da diventarne consapevoli ed eventualmente rivederle insieme alla luce della loro effettiva utilità.
  • Altro concetto da ribadire con forza è quello della responsabilità propria e della legittimazione delle emozioni proprie ed altrui.  Alcune persone si trovano per esempio a dire tanti sì alle richieste del capo e poi si sentono sopraffatti dalla pressione dei compiti lavorativi da svolgere. Questo è vissuto spesso come indipendente dalla loro volontà: “…non ho alternative… non ci posso fare niente… non posso dire no…”. In alcuni casi questo modo di pensare nasconde il fatto che il soggetto non si vuole assumere le conseguenze del dire di no… … spesso non c’è in ballo un licenziamento, ma piuttosto una immagine sociale e lavorativa. Quando diciamo di no ci assumiamo e accettiamo il rischio di essere voluti bene un po’ meno… o essere stimati un po’ meno… che l’altro non è contento. ed ognuno responsabilmente si fa carico odelle proprie emozioni: io dico di no e proverò disagio per essermi mostrato diverso di come mi mostro di solito e proverò un po’ di ansia per le possibili ripercussioni relazionali del mio gesto e CONTEMPORANEAMENTE riconosco all’altro il diritto di provare quello che gli pare, in reazione alla mia risposta assertiva, gli riconosco il diritto di essere un po’ deluso o arrabbiato… è chiaro che l’altro ci può rimanere male…

Il comportamento assertivo, quindi, non è intermedio tra il comportamento aggressivo e quello passivo: obiettivo di una comunicazione assertiva è la capacità di ridurre le proprie componenti aggressive e passive, coltivando una modalità comunicativa rispettosa dei propri scopi, rispettosa dell’altro, libera dal condizionamento delle emozioni, libera dai falsi miti sull’assertività e coraggiosa in quanto capace di farsi carico delle proprie emozioni ma anche delle emozioni altrui.​

In altre parole, non esiste una risposta che si possa definire assertiva in modo assoluto: ogni comportamento deve essere valutato all’interno della situazione sociale (esempio del rapporto fra gli interlocutori) e degli dei soggetti che stanno comunicando fra loro.Uno stesso comportamento, come il silenzio ad esempio, a seconda della situazione può essere considerato in alcuni casi un comportamento passivo, in altri aggressivo, oppure anche una risposta assertiva: dipende dallo scopo che il soggetto persegue, dal vissuto emotivo che prova, dalle regole implicite nella relazione fra le parti.

Francesca Ceccarelli, Panik attack!
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