La psicoterapia cognitivo comportamentale

Cosa è utile sapere prima di iniziare un percorso di terapia.

Francesca Ceccarelli Psicologa Carbognano

La psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC) o in inglese Cognitive Behavioural Therapy (CBT) è uno specifico orientamento della psicoterapia ed è, ad oggi, considerata valida ed efficace da una considerevole e consolidata mole di ricerche empiriche (evidence-based medicine) di carattere internazionale.

In termini generali, la psicoterapia cognitivo comportamentale spiega il disagio emotivo attraverso la complessa interconnessione fra pensieri, emozioni e comportamenti. Questo approccio terapeutico sottolinea che a creare sofferenza (emozioni negative dette anche C) non è tanto un evento o accadimento in sé (A) quanto le valutazioni e i pensieri che costruiamo su tale evento (B); sono i pensieri che produciamo sugli eventi che avranno  poi delle conseguenze emotive più o meno negative e condizioneranno i nostri comportamenti. È ovvio pensare che la sofferenza sia l’emozione conseguente a eventi considerati cattivi; ma in realtà anche eventi giudicati buoni possono essere fonte di sofferenza se insorgono pensieri legati alla perdita o al desiderio di avere ancora di più.  In altre parole, la realtà in sé non è in grado di suscitare uno stato di animo piuttosto che un altro, ma è la lettura che facciamo della realtà (pensieri) a produrre una emozione positiva o negativa. Tali pensieri se disfunzionali (o meglio non funzionali), producono risposte comportamentali poco utili a raggiungere i nostri scopi e diventano invece capaci di generare sofferenza.

La psicoterapia cognitivo comportamentale ha lo scopo di individuare tali pensieri disfunzionali e di modificarli, di agire sulle emozioni cercando di comprenderne il significato e modularne l’intensità se necessario, e infine di modificare i comportamenti problematici in modo attivo, se tali comportamenti risultano un ostacolo al raggiungimento del nostro benessere.

La ricostruzione di questo schema di funzionamento cognitivo (denominato ABCevento-pensieri-emozioni) è il mattoncino di base della terapia cognitivo-comportamentale. Se sceglierai questo approccio terapeutico, partirai molto probabilmente dalla ricostruzione di questo schema.

…ma non è tutto….

Nel corso degli anni, il panorama della psicoterapia cognitivo comportamentale si è arricchito di nuove tecniche e acquisizioni scientifiche. Attualmente, all’interno della famiglia delle terapie cognitivo comportamentali, ritroviamo diversi modelli diversificati di terapia, tra cui per esempio la Terapia Metacognitiva, la Acceptance Commitment Therapy (ACT), la Mindfulness, la terapia dialettico-comportamentale (DBT), la prospettiva cognitivo-evoluzionista di Giovanni Liotti, la Schema Therapy di Young, la Mindfulness ed altre (terapie di terza ondata). L’attenzione si è dunque spostata ai processi mentali coinvolti nella sofferenza emotiva (interconnessione fra razionalità, emozioni e corpo, e viceversa), anche grazie alla spinta offerta dalle nuove acquisizioni nel campo delle neuroscienze. Centrale diventa l’acquisizione di un atteggiamento centrato all’accettazione e al non giudizio, e alla consapevolezza dei processi cognitivi, emotivi ed esperenziali. Centrale è inoltre l’importanza dei meccanismi protettivi della salute e del buon funzionamento mentale, in un’ottica preventiva e integrata.

Il paziente al centro

Il paziente è al centro del processo terapeutico e viene chiamato ad agire attivamente nel corso della terapia, ad esempio identificando i propri pensieri ed emozioni,  formulando pensieri e credenze alternative, sperimentandosi in repertori di comportamenti differenti, praticando diverse tecniche per facilitare la regolazione emotiva, sia in seduta che a casa, nel corso della settimana.

Efficacie Scientifica

La psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC) può essere considerata il trattamento psicologico d’elezione per diverse situazioni di malessere psicologico e per diversi quadri diagnostici psicopatologici e psichiatrici, con una efficacia dimostrata a livello scientifico, secondo una prospettiva di Evidence-based Medicine. Ovviamente, in nell’ottica di una terapia individualizzata, sarà lo specialista ad indicare se questo approccio terapeutico è ottimale per te. Inoltre, a seconda della complessità del caso e del grado di sofferenza del paziente, la terapia cognitivo comportamentale è associabile anche al trattamento psicofarmacologico, che dovrà essere valutato e indicato da un medico psichiatra. Infine, potrebbe essere utile la somministrazione di questionari e test, che aiutano lo specialista a definire i particolari della diagnosi e consentono di monitorare l’andamento della terapia.

Francesca Ceccarelli, Panik attack!
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